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Cosa succederà dopo lo scoppio della bolla? Cassandra prova a fare il suo mestiere di profetessa, con una certa probabilità di azzeccarci.

Nel 2027 la velocità dello scoppio della bolla sarà molto importante. Farà la differenza tra una crisi simile a quella dei mutui subprime od una crisi totale del sistema finanziario come quella americana del ‘29; avverrà tutto tra la fine del 2026 e quella del 2027.

In ambedue i casi succederà che:

  • una grande parte del debito si scaricherà direttamente sui piccoli azionisti del settore tecnologico, che amano giocherellare con gli ETF;
  • il settore tecnologico-informatico negli Stati Uniti verrà drasticamente ridimensionato; rimarranno le attività informatiche ordinarie e le ricerche finanziate dalla DARPA, ma i lavori specialistici generati da IA, dalle app commerciali e dall’intera industria delle startup saranno drasticamente ridotti se non azzerati;
  • avverrà un dimezzamento o giù di lì della capitalizzazione azionaria complessiva di NASDAQ e NYSE, oggi drogata dalla valutazione delle aziende trilionarie, che provocherà contraccolpi in tutta la finanza internazionale, con gravi conseguenze per aziende e mercati anche solo debolmente collegati con le tecnologie informatiche in generale.

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Cassandra Crossing/ Quanto manca allo scoppio della bolla? E cosa si sta facendo per ritardarlo il più possibile, ovviamente a nostro danno?

E' opportuno, anzi necessario ricordare che viviamo in una bolla finanziaria e che quando la bolla scoppierà ne pagheremo tutti le conseguenze, indipendentemente dalle nostre condizioni finanziarie; come corollario, pagheranno più i poveri e gli indifesi.

E in questa situazione giova ricordare un'altra ovvietà, e cioè che ci sono solo due armi che chi ne ha l'interesse ha a disposizione, per mantenere intera la bolla; nascondere i debiti e utilizzare la propaganda più sofisticata. Questo ovviamente al fine di poter continuare a trovare nuovi capitali da bruciare e aumentare il debito.

Cosa mai potrebbe andare storto? Vediamo un po' più nel dettaglio le due armi.

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Secondo documenti finanziari verificati dal Financial Times, la società ha aumentato il fatturato a 13,07 miliardi di dollari, ma i costi sono saliti a 34 miliardi. Pesano ricerca, infrastrutture cloud e il passaggio a entità profit.

OpenAI avrebbe chiuso il 2025 con una perdita attribuibile alla società pari a circa 38,5 miliardi di dollari. È quanto emerge da documenti finanziari certificati esaminati dalla pubblicazione e verificati in modo indipendente dal Financial Times. I numeri raccontano una crescita molto forte del fatturato, ma anche un aumento ancora più rapido dei costi, confermando quanto sia oneroso sostenere l’espansione dell’AI generativa su scala globale.

Secondo i documenti, i ricavi di OpenAI sarebbero passati dai 3,7 miliardi di dollari del 2024 a 13,07 miliardi nel 2025. Una crescita significativa, legata alla diffusione dei servizi basati su modelli di AI, all’adozione da parte delle imprese e alla monetizzazione delle piattaforme commerciali dell’azienda. Tuttavia, la traiettoria dei costi risulta molto più pesante: nell’ultimo anno analizzato avrebbero raggiunto i 34 miliardi di dollari, generando una perdita operativa di 20,92 miliardi.

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